Malalbergo: La Storia


La Storia

Recenti ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che il territorio, attualmente occupato dal Comune di Malalbergo, fu occupato da insediamenti umani sin dall'epoca romana.

Tra il IV e il VI secolo cominciò ad essere abitata anche la campagna circostante, all'epoca zona fertilissima, data la vicinanza del fiume Po.

Nel 1231, queste terre furono vendute, a caro prezzo, dal Consiglio di Bologna ad alcune famiglie, provenienti dal territorio lombardo, all'epoca afflitto dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini.

Se fino all'epoca tardo medievale, il territorio di Malalbergo (allora "Maleto") visse prevalentemente di agricoltura, in seguito subì un importante crescita urbanistica che ne determinò uno sviluppo sul piano commerciale.

Malalbergo si trovava, nel tardo Medioevo, al confine con il territorio ferrarese, proprietà degli Estensi. Essendo, inoltre attraversata dal Canale Navile, rappresentò per Bologna un importante centro di scambio, per i suoi traffici commerciali con Ferrara.

A questi anni risale anche la costruzione dell'importante porto fluviale che, negli anni successivi, avrebbe rappresentato la principale fonte di guadagno di tutta la zona.

Nei secoli successivi fu completamente ripristinata la natura essenzialmente agricola del territorio di Malalbergo e questo contribuì alla formazione di una mentalità assolutamente conservatrice, in grado di opporsi anche ai positivi cambiamenti che stavano per essere apportati durante l'era napoleonica.

Dai primi del Novecento, anche la produzione agricola è stata sottoposta ad interventi importanti che ne hanno modificato e migliorato le tecniche per la coltura, i sistemi di irrigazione, andando nella direzione di una progressiva meccanizzazione dell'intero settore.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, queste terre sfornarono un considerevole numero di partigiani che accettarono di combattere in prima fila pur di liberare l'Italia dalle truppe tedesche e dai fascisti.

Non stupisce che, proprio su questa pianura, i partigiani furono in grado di anticipare le truppe Alleate per affrontare faccia a faccia il nemico: i partigiani provenivano, nella maggior parte dei casi, dalle organizzazioni antifasciste clandestine, nate da una costola del partito comunista.

Alla fine del conflitto i braccianti agricoli della Pianura si trovarono a combattere una nuova guerra: quella per l'affermazione dei propri diritti, per troppo tempo cancellati dalla dittatura fascista.


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